Lo chiamano progresso – Arundhati Roy

Il capitalismo non può garantire benessere e giustizia sociale per tutte le persone. Il discorso di Arundhati Roy a Zuccotti park il 16 novembre 2011

Ieri la polizia ha sgombrato Zuccotti Park, ma oggi le persone sono tornate. La polizia dovrebbe sapere che la protesta di Occupy Wall street non è una lotta per il territorio. Non stiamo combattendo per occupare un parco, ma per la giustizia. Giustizia non solo per il popolo degli Stati Uniti, ma per tutti. Con la protesta cominciata il 17 settembre, siete riusciti a introdurre un nuovo immaginario, un nuovo linguaggio politico nel cuore dell’impero.

Lo chiamano progresso   Arundhati Roy

Avete riportato il diritto di sognare in un sistema che cercava di trasformare tutti i suoi cittadini in zombie stregati dall’equazione tra consumismo insensato, felicità e realizzazione di sé. Per una scrittrice, lasciate che ve lo dica, questa è una conquista immensa. Non potrò mai ringraziarvi abbastanza.

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Anna Hazare, ricomincia lo sciopero della fame.

Anna Hazare, attivista indiano conosciuto come il nuovo Ghandi, ricomincia lo sciopero della fame

Dopo 3 giorni di astinenza dal cibo l’attivista indiano, Anna Hazare, aveva interrotto sotto consiglio medico lo sciopero della fame iniziato per protestare contro la norma anticorruzione proposta dal Lok Sabha, la camera bassa del parlamento indiano. Questa legge, chiamata Lokpal Bill che significa “legge a protezione della gente”, prevede l’istituzione di un’autorità indipendente per la lotta alla corruzione, un fenomeno dilagante in questo paese la cui popolazione ha recentemente superato il miliardo di individui.

Anna Hazare, ricomincia lo sciopero della fame.

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Giuseppe Cederna: pellegrinaggio alle sorgenti del Gange

Torno in India una volta all’anno da quando, nel 1999, ci sono stato per la prima volta. Qui ho incontrato la meraviglia dei luoghi di preghiera mentre mi recavo verso le sorgenti del Gange: il percorso è pieno di tracce, resti di fuochi, ceneri, orme. Sono partito da Delhi in treno, poi ho proseguito in macchina e infine a piedi, attraversando una valle remota a nord del Paese.

Giuseppe Cederna: pellegrinaggio alle sorgenti del Gange

Decine di migliaia di persone si muovevano insieme a me per incontrare la loro guida spirituale, che li attendeva nel punto in cui nasce il fiume sacro, la Grande Madre, come gli indiani chiamano il Gange.

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Stupa o Chorten – monumento spirituale

È il simbolo del Buddha per eccellenza, della estinzione del suo corpo fisico (pari nirvana) e del suo inseguimento spirituale.

Lo stupa in tibetano chorten è il monumento buddhista per antonomasia, al quale i devoti rendono omaggio compiendo una pradaksina (circumambulazione in senso orario). In origine tumulo funerario destinato a contenere le ceneri dell’Illuminato e, in seguito, monumento commemorativo del Buddha e della sua dottrina.

Stupa o Chorten   monumento spirituale

Il termine deriva dal sanscrito (in tibetano chorten) che letteralmente significa “fondamento dell’offerta“. È il simbolo della mente illuminata (la mente risvegliata, divinità universale) e del percorso per il suo raggiungimento. Se si usano soltanto due parole, la migliore definizione di Stupa è “monumento spirituale“.

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L'uomo dell'acqua «Ecco come porto da bere in tutto il Nepal»

FILIPPO BASTIANELLO, 29 anni lavora a Kathmandu
Il giovane ingegnere vicentino è salutato come un eroe: «Prima gli abitanti camminavano per ore adesso utilizzano i rubinetti»

L’acqua era un miraggio per i nepalesi. Ora non più, grazie ad un giovane ingegnere ambientale vicentino. Filippo Bastianello, 29 anni, gestisce la progettazione di 30 acquedotti in Nepal per conto di un’azienda veronese, la “Agmin Italy srl”. A Kathmandu, la capitale del Nepal con circa 950 mila abitanti, Filippo Bastianello è salutato dalla gente come un eroe. È diventato l’uomo dell’acqua, che vive quello che è un lavoro come una missione di solidarietà.

L'uomo dell'acqua «Ecco come porto da bere in tutto il Nepal»

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"Il fiume dell'oppio" di Amitav Ghosh

edito Neri Pozza

Oppio e potere
con Ghosh la storia diventa romanzo
I commerci illegali e una Babele di personaggi in fuga
L’autore indiano firma il secondo atto della sua trilogia IBIS

Quando, tre anni fa, Amitav Ghosh, l’autore di Le linee d’ombra, Il cromosoma Calcutta, Il palazzo deg"Il fiume dell'oppio" di Amitav Ghoshli specchi, annunciò che avrebbe scritto un grande romanzo in tre volumi, da pubblicare distanziati nel tempo, che avrebbero seguito la stessa storia, la scommessa era sembrata quasi impossibile.
L’appassionante prima “puntata”, Un mare di papaveri, raccontava la tumultuosa società bengalese del primo Ottocento e faceva confluire sulla Ibis, una barca in fuga da Calcutta, un gruppo di personaggi scomodi, tanto diversi quanto rappresentativi di quel mondo, lasciando aperto, come in un feuilleton ottocentesco, l’interrogativo circa il seguito del ciclo. Ora, puntualmente, esce il secondo volume della saga, Il fiume dell’oppio, River of smoke (Neri Pozza). Dove Ghosh, grazie a una terribile tempesta che tutti travolge, collega i personaggi in fuga sulla Ibis al destino di altre due navi in rotta verso Canton: la Redruth, un brigantino con un carico di piante rare, e l’Anahita, una splendida nave che trasporta una gigantesca quantità di oppio.

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"Mare di papaveri" di Amitav Ghosh

edito Neri Pozza

È il marzo del 1838 e la Ibis, una magnifica goletta a due alberi che, con la vela di maestra e le vele di prora "Mare di papaveri" di Amitav Ghoshben tese sembra un uccello dalle grandi ali bianche, è appena arrivata al largo dell’isola di Ganga-Sagar dove il Gange sfocia nel Golfo del Bengala.
Dalla nave si scorgono soltanto le sponde fangose dell’isola e i boschi di mangrovie, ma all’interno entrambe le rive del sacro fiume sono già coperte, per chilometri e chilometri, da folte distese di petali rossi, campi sterminati di papaveri.
Per quei petali la Ibis è lì, alla foce del Gange, destinata dalla «Benjamin Brightwell Burnham», la compagnia inglese proprietaria, a uno dei traffici più lucrosi dell’Impero britannico: il commercio di «delinquenti e stupefacenti» o, secondo una più elegante espressione, di «oppio e coolie».

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"A piedi nudi sulla terra" di Folco Terzani

edito Mondadori, 2011

Un passo verso il meno è un passo verso il meglio”, scriveva, mentre lo scopriva, il grande scrittore-viaggiatore Nicolas Bouvier. "A piedi nudi sulla terra" di Folco TerzaniSe il viaggio è una forma di ascesi spirituale, di spogliamento di sé, tanto più lo è (stato) quello verso l’India – meta tra gli ani ’60 e ‘70 del variopinto mosaico del movimento hippie. Molti si persero, in ogni senso. Molti, nella sperimentale evasione dal mondo inautentico dell’obbligo e delle merci (estasi, dice l’etimologia) naufragarono sulle rive infernali dell’eroina. Ma vale per quelle generazioni di drogati la dedica di Philip K. Dick: erano come bambini che giocavano per strada e a cui nessuno insegnò che vi passavano i camion. Fu un’epoca e un movimento in cui il ritorno all’evidenza – che è il modo occidentale di designare l’illuminazione, misto di nudità, autenticità, libertà – segnò un punto di ascesi spirituale spesso inattesa; una religione della religiosità, distacco e rinuncia. In India si chiamano sadhu quei ricercatori spirituali che “rinunciano”, e a cui non manca nulla; che viaggiano a piedi nudi e dormono in grotte naturali, vivono di offerte (non denaro), passano il loro tempo nella devozione del Divino a cui dedicano riti e gesti precisi, come ravvivare il fuoco; che fanno il loro “tempio” nella jungla, che è il vero senso della parola “contemplare”; che conoscono tutto del mondo che li circonda, la natura.

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Con Stefano nell'India Classica

Insolito S. Ambrogio nel Triangolo d’oro

Venendo meno a una delle regole d’oro meneghine su come passare il ponte di Sant’Ambrogio (Prima Scaligera e O bej o bej, città estere d’arte e di shopping, inaugurazione della stagione sciistica), quest’anno ho puntato su una meta tanto affascinante quanto insolita: il cosiddetto “Triangolo d’oro” indiano. Triangolo avente come vertici Delhi, Agra e Jaipur.

Con Stefano nell'India Classica

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Diesel, la Rete impazzisce per le ginocchiere del sesso

La trovata pubblicitaria in India, patria del Kamasutra. Il prodotto è stato esportato un anno fa, ora non più disponibile

Molvena (Vicenza)—Un gadget firmato Diesel sta mettendo sottosopra la Rete. Su internet è uno degli argomenti più gettonati: l’azienda vicentina ha inventato per i propri clienti le prime ginocchiere per il sesso orale. Il nome non lascia spazio a equivoci: le «Blowjob kneepads» si presentano come un comodo accessorio che consente di soddisfare il patner senza sbucciarsi le ginocchia. Si tratta dell’ennesima, trasgressiva, trovata pubblicitaria lanciata dalla multinazionale fondata da Renzo Rosso. Un prodotto che sta facendo discutere anche perchè è stato distribuito solamente nel mercato indiano, non a caso la patria del kamasutra, l’antico testo sulle infinite posizioni del sesso.

Diesel, la Rete impazzisce per le ginocchiere del sesso

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